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"La traversata” di Jhumpa Lahiri (from In Other Words, Vintage Books, 2017, p. 2, 4)
Voglio attraversare un piccolo lago. È veramente piccolo, eppure l’altra sponda mi sembra troppo distante, oltre le mie capacità. So che il lago è molto profondo nel mezzo, e anche se so nuotare ho paura di trovarmi nell’acqua da sola, senza nessun sostegno. Si trova, il lago di cui parlo, in un luogo appartato, isolato. Per raggiungerlo si deve camminare un po’, attraverso un bosco silenzioso. Dall’altra parte si vede una casetta, l’unica abitazione sulla sponda. Il lato si è formato subito dopo l’ultima glaciazione, millenni fa. L’acqua è pulita ma scura, priva di correnti, più pesante rispetto all’acqua salata. Dopo che ci si entra, ad alcuni metri dalla riva, non si vede più il fondo. Di mattina osservo quelli che vengono al lago come me. Vedo come lo attraversano in maniera disinvolta e rilassata, come si fermano qualche minuto davanti alla casetta, poi tornano indietro. Conto le loro bracciate. Li invidio. Per un mese nuoto in tondo, senza spingermi al largo. È una distanza molto più significativa, la circonferenza rispetto al diametro. Impiego più di mezz’ora per fare questo giro. Però sono sempre vicina alla riva. Posso fermarmi, posso stare in piedi se mi stanco. Un buon esercizio, ma non certo emozionante. Poi una mattina, verso la fine dell’estate, mi incontro lì con due amici. Ho deciso di attraversare il lago con loro, per raggiungere finalmente la casetta dall’altra parte. Sono stanca di costeggiare solamente. Conto le bracciate. So che i miei compagni sono nell’acqua con me, ma so che siamo soli. Dopo circa centocinquanta bracciate sono già in mezzo, la parte più profonda. Continuo. Dopo altre cento rivedo il fondo. Arrivo dall’altra parte, ce l’ho fatta senza problemi. Vedo la casetta, finora lontana, a due passi da me. Vedo le distanti, piccole sagome di mio marito, dei miei figli. Sembrano irraggiungibili, ma so che non lo sono. Dopo una traversata, la sponda conosciuta diventa la parte opposta: di qua diventa di là. Carica di energia, riattraverso il lago. Esulto. Per vent’anni ho studiato la lingua italiana come se nuotassi lungo i bordi di quel lago. Sempre accanto alla mia lingua dominante, l’inglese. Sempre costeggiandola. È stato un buon esercizio. Benefico per i muscoli, per il cervello, ma non certo emozionante. Studiando una lingua straniera in questo modo, non si può affogare. L’altra lingua è sempre lì per sostenerti, per salvarti. Ma non basta galleggiare senza la possibilità di annegare, di colare a picco. Per conoscere una nuova lingua, per immergersi, si deve lasciare la sponda. Senza salvagente. Senza poter contare sulla terraferma. Qualche settimana dopo aver attraversato il piccolo lago nascosto, faccio una seconda traversata. Molto più lunga, ma niente di faticoso. Sarà la prima vera partenza della mia vita. Questa volta in nave, attraverso l’oceano Atlantico, per vivere in Italia.
Voglio attraversare un piccolo lago. È veramente piccolo, eppure l’altra sponda mi sembra troppo distante, oltre le mie capacità. So che il lago è molto profondo nel mezzo, e anche se so nuotare ho paura di trovarmi nell’acqua da sola, senza nessun sostegno.
Si trova, il lago di cui parlo, in un luogo appartato, isolato. Per raggiungerlo si deve camminare un po’, attraverso un bosco silenzioso. Dall’altra parte si vede una casetta, l’unica abitazione sulla sponda. Il lato si è formato subito dopo l’ultima glaciazione, millenni fa. L’acqua è pulita ma scura, priva di correnti, più pesante rispetto all’acqua salata. Dopo che ci si entra, ad alcuni metri dalla riva, non si vede più il fondo.
Di mattina osservo quelli che vengono al lago come me. Vedo come lo attraversano in maniera disinvolta e rilassata, come si fermano qualche minuto davanti alla casetta, poi tornano indietro. Conto le loro bracciate. Li invidio.
Per un mese nuoto in tondo, senza spingermi al largo. È una distanza molto più significativa, la circonferenza rispetto al diametro. Impiego più di mezz’ora per fare questo giro. Però sono sempre vicina alla riva. Posso fermarmi, posso stare in piedi se mi stanco. Un buon esercizio, ma non certo emozionante.
Poi una mattina, verso la fine dell’estate, mi incontro lì con due amici. Ho deciso di attraversare il lago con loro, per raggiungere finalmente la casetta dall’altra parte. Sono stanca di costeggiare solamente.
Conto le bracciate. So che i miei compagni sono nell’acqua con me, ma so che siamo soli. Dopo circa centocinquanta bracciate sono già in mezzo, la parte più profonda. Continuo. Dopo altre cento rivedo il fondo.
Arrivo dall’altra parte, ce l’ho fatta senza problemi. Vedo la casetta, finora lontana, a due passi da me. Vedo le distanti, piccole sagome di mio marito, dei miei figli. Sembrano irraggiungibili, ma so che non lo sono. Dopo una traversata, la sponda conosciuta diventa la parte opposta: di qua diventa di là. Carica di energia, riattraverso il lago. Esulto.
Per vent’anni ho studiato la lingua italiana come se nuotassi lungo i bordi di quel lago. Sempre accanto alla mia lingua dominante, l’inglese. Sempre costeggiandola. È stato un buon esercizio. Benefico per i muscoli, per il cervello, ma non certo emozionante. Studiando una lingua straniera in questo modo, non si può affogare. L’altra lingua è sempre lì per sostenerti, per salvarti. Ma non basta galleggiare senza la possibilità di annegare, di colare a picco. Per conoscere una nuova lingua, per immergersi, si deve lasciare la sponda. Senza salvagente. Senza poter contare sulla terraferma.
Qualche settimana dopo aver attraversato il piccolo lago nascosto, faccio una seconda traversata. Molto più lunga, ma niente di faticoso. Sarà la prima vera partenza della mia vita. Questa volta in nave, attraverso l’oceano Atlantico, per vivere in Italia.
Per sentire Lahiri stessa leggere alcune parti del brano sopra, potete guardare questo video.
Considerate e rispondete a queste domande:
1. Identificate la parola che le parole in neretto modificano. A quale categoria appartengono queste parole modificate?
2. Elencate 4 parole nel brano di sopra che precedono la parola che modificano. Elencate 6 parole che seguono la parola che modificano. Quali sono separate dalla parola che modificano con un verbo?
3. Come cambierebbero le parole in neretto nel secondo paragrafo se parlasse di “luoghi,” “dei boschi,” e “le acque”?
4. L’autrice usa 3 strutture diverse quando utilizza più di un solo aggettivo per descrivere qualcosa. Trovate un esempio per ciascuna struttura nel brano di sopra.
5. Nella lettura sopra, l’autrice paragona la sua esperienza di imparare una lingua nuova all’esperienza di attraversare un lago. Come descrivereste la vostra esperienza con imparare la lingua italiana? Scrivete circa 75 parole.
Per sentire l’autrice, Jhumpa Lahiri, parlare di più (in inglese) su imparare una nuova lingua, guardate:
Un aggettivo è una parola che modifica un sostantivo o un pronome. In genere, un aggettivo viene posto dopo il sostantivo che modifica e deve concordare con il sostantivo per genere e numero.
Esempi:
Si tratta di una questione filosofica estremamente importante.
Lui è un uomo affascinante, raffinato e delicato.
Si noti che nel primo esempio, "filosofica" e "importante" sono aggettivi perché modificano il sostantivo “questione”, ma estremamente è un avverbio perché modifica l'aggettivo importante.
Gli aggettivi anche appaiono spesso nelle costruzioni con il verbo essere o un altro verbo attributivo. Ad esempio,
Marco e Giovanni sono capaci di sopravvivere a così tante cose.
Maria sembrava contenta della visita.
Gli aggettivi possono essere usati anche con un pronome dimostrativo.
In questo caso, "nere" fa la concordanza con “quelle” che prende il posto della parola “scarpe”.
Gli aggettivi concordano per numero e genere con il sostantivo o il pronome che modificano. Ci sono tre tipi di aggettivi:
il primo gruppo, che è quello più numeroso, è composto di quegli aggettivi che finiscono in -o (come pigro, economico, ecc.). Le quattro forme sono formate cambiando la -o finale per accordare con il genere e il numero:
pigro (maschile singolare)
pigri (maschile plurale)
pigra (femminile singolare)
pigre (femminile plurale)
il secondo gruppo, meno grande del primo, è fatto dalle parole terminanti in -e (come intelligente, impossibile, ecc.). Questo gruppo ha solo due forme che sono formate cambiando la -e finale per accordare con il numero:
intelligente (maschile e femminile singolare)
intelligenti (maschile e femminile plurale)
l’ultimo gruppo, che è quello più piccolo e perciò abbastanza raro, è composto di aggettivi invariabili (come rosa, blu, pari/dispari, ecc.). Per questi aggettivi esiste una sola forma che quindi non fa la concordanza:
Aggettivi che finiscono in -o
Aggettivi che finiscono in -e
Aggettivi invariabili
un ragazzo pigro
un ragazzo intelligente
un ombrello rosa
una ragazza pigra
una ragazza intelligente
una macchina rosa
alcuni ragazzi pigri
alcuni ragazzi intelligenti
alcuni ombrelli rosa
alcune ragazze pigre
alcune ragazze intelligenti
alcune macchine rosa
Inserire opportunatamente gli aggettivi seguenti concordandoli in modo appropriato.
ESEMPIO: Le bevande che il barista mi ha servito sono amare (amaro).
Nella maggior parte dei casi, l'aggettivo segue il sostantivo che modifica.
Giuseppina e Andrea hanno un rapporto amichevole.
Marta ha i capelli neri.
Ci sono alcuni aggettivi, però, che normalmente precedono il sostantivo.
È la terza volta che il club viene premiato.
La valigia era piena di vecchi giornali!
Un aggettivo tenderà a precedere il sostantivo se è:
un numero (cardinale: due, tre; ordinale: primo, secondo, terzo; aggettivo di quantità: uno, alcuni)
un aggettivo di somiglianza (stesso, altro)
una valutazione soggettiva (buono, cattivo, bello, grazioso - in contrasto con qualità oggettive come verde, quadrato)
Diversi aggettivi (tra cui alto, grosso, vecchio, buono, diverso, grande, nuovo, e povero) possono precedere oppure seguire un sostantivo, cambiando sottilmente il significato.
Prima
Dopo
Pina ha comprato una nuova macchina. (= un’altra)
Pina ha comprato una macchina nuova. (= non usata)
Marco è un vecchio amico. (= da tanto tempo)
Marco è un amico vecchio. (= di età, non giovane)
Aldo Moro era un alto politico. (= importante)
Aldo Moro era un politico alto. (= di statura)
Michele è un grande amico. (= caro, importante)
Michele è un amico grande. (= di misura, grandezza)
Beppe è un buon ingegnere. (= esperto)
Beppe è un ingegnere buono. (= gentile)
I carabinieri cercano certe informazioni sul ladro. (= alcune informazioni.)
I carabinieri cercano informazioni certe sul ladro. (= informazioni sicure/vere)
Quel lebbroso è un pover’uomo. (= misero, disgraziato)
Quel lebbroso è un uomo povero. (= non ricco, senza soldi)
Questa è la sua cara macchina. (= di grande valore, anche sentimentale)
Questa è la sua macchina cara. (= costosa, distinta da una di basso prezzo)
Il gelato è l’unica cosa che voglio mangiare in Italia. (= mangio solo gelato)
Il gelato è una cosa unica che voglio mangiare in Italia. (= il gelato è particolare all’Italia)
Visto il lavoro che fa, è incredibile che Marco sia una sola persona. (= una persona)
Visto il lavoro che fa, è incredibile che Marco sia una persona sola. (= isolata, solitaria)
Basta una semplice dichiarazione per il lavoro. (= solo una dichiarazione, non altro)
Basta una dichiarazione semplice per il lavoro. (= breve, non complicata)
Mettere un aggettivo o prima o dopo il sostantivo non cambia necessariamente il significato dell’aggettivo. A volte è una semplice questione di enfasi:
Ho comprato una casa piccola. (enfatizza il fatto che la casa è piccola)
Ho comprato una piccola casa. (enfatizza la casa, il fatto che è piccola non è importante)
Se un aggettivo è modificato da un avverbio, di solito questo viene posto tra il sostantivo e l’aggettivo.
Nel parco c’erano alberi molto piccoli.
Giovanna è una ragazza abbastanza intelligente.
Un sostantivo può essere modificato da più di un aggettivo alla volta. Gli aggettivi prendono il loro tipico posto o prima o dopo il sostantivo; possono anche essere separati da “e”.
Spesso compiono i loro misfatti con un piccolo sorriso provocatorio / un sorriso piccolo e provocatorio.
Il giardino di Boboli è una piccola oasi piacevole a Firenze.
Il primo è un servizio di sorveglianza telefonica per persone anziane vulnerabili.
Fu un lungo viaggio pericoloso. / Fu un viaggio lungo e pericoloso.
1. Ho perso una collana cara.
Una collana con un grande valore sentimentale
Una collana costosa
2. Io e Luigi abbiamo sentito certe notizie.
Notizie sicure
Notizie sconvolgenti
3. Dato le necessità della mia famiglia, la mia villa al mare ha stanze diverse da quelle di casa di Maria.
Stanze di forme/scopi differenti
Molte stanze
4. Quando penso al papà di Marco, mi ricordo che alla fine è solo un povero vecchio.
Una persona anziana senza soldi
Una persona anziana con dei problemi
5. Alessandro è un grande uomo.
Un uomo alto
Un uomo con tante qualità positive
6. Mario non aveva un buon lavoro e non sa gestire bene le sue entrate. Adesso è un vecchio povero.
7. “Mamma! Guarda la mia nuova macchina!”
Una macchina appena comprata.
Una macchina che non è mai stata usata.
8. Quando ho presentato la tesi, mi hanno fatto una semplice domanda.
Una domanda molto facile
Una sola domanda
9. La casa di Kim ha diverse stanze.
10. Andrea è proprio un buon architetto.
Un architetto esperto
Un architetto gentile
I participi presenti e passati dei verbi sono spesso usati come aggettivi. Pertanto, concordano in numero e genere con il sostantivo che modificano, proprio come gli aggettivi normali.
Questi biscotti sono messi da parte per un cliente.
Dove sono le matite colorate?
Fare il contadino è un lavoro stancante.
Inception e The Dark Knight sono film interessanti.
Il participio presente si forma togliendo la fine dell’infinito del verbo (-are, -ire, -ere) e aggiungendo -ante (verbi -are) o -ente (verbi -ire, -ere).
affascinare > affascinante
credere > credente
divertire > divertente
La conferenza per i giovani era un’esperienza divertente.
Marcello racconta sempre storie affascinanti.
Il participio passato è usato per lo più nella formazione del passato prossimo: Abbiamo mangiato / dormito / letto bene. Un uso frequente del participio passato è come aggettivo, come nei seguenti esempi. Si nota pure che le forme per i verbi -ere sono, per la maggior parte, irregolari. Per più informazione sul participio passato e il suo uso con il passato prossimo, faccia riferimento al capitolo sui Tempi composti del passato.
Una coppia unita, una casa ben tenuta. (unire, tenere)
Meditava attivamente, con le dita incrociate. (incrociare)
Quanto mi piace trovare le stanze pulite! (pulire)
Gli aggettivi possessivi esprimono il possesso e spesso vanno prima del sostantivo che modificano. Con l’eccezione dei membri della famiglia nucleare (padre/madre, fratello/sorella, nonno/a, zio/a, suocero/a, nipote, figlio/a, cognato/a) usati al singolare, l’articolo determinativo è sempre usato insieme all’aggettivo possessivo (quindi la mia penna, il suo zaino, le nostre sorelle, ecc. MA mia madre, tuo nonno, nostra suocera, ecc.). Inoltre, l’articolo è richiesto anche nei casi in cui si usa una forma alterata per i membri della famiglia (e.g. il tuo fratellino, la nostra sorellina) o quando si aggiunge un aggettivo che modifica un membro della famiglia (e.g. il suo fratello maggiore/minore, la vostra bella figlia, ecc.). L’uso dell’articolo con i termini vezzeggiativi per il padre e la madre—babbo, papà, mamma—è in flusso e si può sentire, come risultato, sia “il mio babbo/papà” e “la mia mamma” che “mio babbo/papà” e “mia mamma”.
Gli aggettivi possessivi concordano per genere e numero con il sostantivo che modificano. Indicano quindi sia il possessore che il numero e il genere dell'oggetto posseduto (e non necessariamente della persona che lo possiede):
Ecco gli aggettivi possessivi:
mio
tuo
suo/Suo
nostro
vostro
loro
il (masc. sing.)
la (femm. sing.)
mia
tua
sua/Sua
nostra
vostra
i (masc. pl.)
miei
tuoi
suoi/Suoi
nostri
vostri
le (femm. pl.)
mie
tue
sue/Sue
nostre
vostre
NB: Gli articoli determinativi (il, lo, l’, la, i, gli, le) usati prima degli aggettivi possessivi si combinano con le preposizioni A, DI, DA, IN e SU. Ad esempio:
Le preposizioni articolate:
a
di
da
in
su
il
al
del
dal
nel
sul
lo
allo
dello
dallo
nello
sullo
l’
all’
dell’
dall’
nell’
sull’
la
alla
della
dalla
nella
sulla
i
ai
dei
dai
nei
sui
gli
agli
degli
dagli
negli
sugli
le
alle
delle
dalle
nelle
sulle
In base al pronome fra parentesi, inserire l'articolo, dove necessario, e l’aggettivo possessivo appropriato. **Attenzione alla lettera maiuscola all'inizio della frase!!**
ESEMPIO:
Completate il testo inserendo la forma corretta dell'aggettivo tra parentesi oppure l'aggettivo possessivo per la persona indicata tra parentesi, aggiungendo, dove necessario, l'articolo determinativo.
ESEMPIO: Ieri al parco ho visto Giuseppina e ho incontrato _________ (lei) amica Stefania. Aveva i capelli _______ (castano) e gli occhi ________ (azzurro). > Ieri al parco ho visto Giuseppina e ho incontrato la sua amica Stefania. Aveva i capelli castani e gli occhi azzurri.
D’estate, Anna e Marco vanno al mare mentre noi genitori lavoriamo. Quando vanno al mare, prendono (essi) asciugamani (pulito) dalla (noi) lavanderia. Arrivati al mare, Anna prende (ella) ciabatte (nero) e le mette sotto l’ombrellone di Marco, così non diventano (bollente). Subito dopo, si mette della (noi) crema solare perché non si vuole bruciare a causa del sole e vento (cocente). L’acqua pugliese è (limpido). Sono contento che (io) figli si godranno (essi) settimana di vacanza al mare senza pensieri.